Lo spunto per questo post mi e` venuto da un articolo pubblicato nell’ultimo numero di EDRIgram, a proposito della volenterosa associazione degli ISP francesi (AFA) che si mette a totale disposizione delle major discografiche (e di quanti altri continuano ad imputare il crollo delle vendite, aggiungerei io).
La notizia arriva a pochi giorni di distanza da due altri fatti abbastanza interessanti:
- la condanna al pagamento di 220.000 (duecentoventimila) dollari di una donna accusata di aver condiviso ben 24 (ventiquattro) canzoni illegalmente;
- la succulenta fuga di notizie sulle attivita` intraprese da Mediadefender nel tentativo di bloccare la condivisione di contenuti appartenenti a societa` protette (un archivio di circa 700MB di email, ora liberamente scaricabile via torrent, contenente informazioni alquanto succulente);
In breve, la volenterosa associazione di cui sopra ha deciso, recependo l’invito del governo francese, che in fin dei conti, la riservatezza delle comunicazioni degli utenti puo` decisamente passare in secondo piano, rispetto agli interessi commerciali di questa o quella multinazionale.
La dichiarazione del ministro della cultura francese , Christine Albanel, sono alquanto illuminanti: “Non possiamo lasciar passare l’idea che la cultura debba essere gratuita e che la sua creazione non abbia alcun prezzo, quindi alcun valore”.
Provo un certo prurito nel leggere affermazioni di questo tenore, soprattutto se a pronunciarle e` un ministro della cultura (declassata ad usare la “c” minuscola in questi casi), colui che in teoria dovrebbe fare il massimo proprio per rendere il piu` accessibile possibile la Cultura, a tutti ed indipendentemente da qualsiasi limitazione.
I prodi vassalli, dunque, propongono la creazione di un sistema che, impiegando risorse tecnologiche cortesemente messe a disposizine dell’autorita` giudiziaria (visto che “viene toccata la sfera delle liberta` personali”, fanno pero` notare i prodi paladini), in grado di identificare e segnalare quanti tentassero di inserire in rete materiale protetto da copyright.
Voglio chiarire una cosa, lungi da me dire che tutto debba essere gratuito, ci mancherebbe. Ma quasi non passa giorno senza che qualcuno non punti il dito contro internet ed il p2p accusandoli delle proprie perdite economiche (nella migliore delle ipotesi). Una cosa e` il cosiddetto “equo compenso”, ben altra cosa e` pagare 30 o 40 euro per un CD (basta fare un giro in un qualsiasi negozio di dischi). Considerando che il pubblico che dovrebbe acquistare quei CD [ prevalentemente di giovani, secondo voi, avendo 30 euro (60.000 lire, se puo` contribuire a comprendere meglio l’ordine di grandezza) scegliera` di comprare un CD o di passare una serata con gli amici? Non serve essere maghi dell’economia per immaginare la risposta del 90% di quei “giovani”.
Che sia possibile percorrere un’altra strada lo dimostrano le recenti iniziative di Nine Inch Nails e Radiohead. Nel primo caso sul sito del gruppo e` possibile scaricare in modo totalmente gratuito i file audio in formato “nativo”, in pratica il master del disco, e modificarli liberamente (con la possibilita`, pergiunta, di vedere il proprio mix inserito in una delle successive uscite del gruppo). Nel caso dei Radiohead, invece, e` possibile acquistare la versione scaricabile dell’album decidendo in totale liberta` il prezzo che si desidera/puo` pagare. Il concetto di base dietro a queste come ad altre iniziative simili e` che, tipicamente, gli introiti provenienti dai concerti e dagli eventi live superano di gran lunga i guadagni legati alla vendita di supporti audio. Differenza considerevolmente sentita da tutti quei gruppi emergenti che anche nella (ahime`) remota possibilita` di trovare un contratto con una casa discografica, ricevono somme decisamente ridicole per ciascun CD/supporto venduto.
Il rischio (molto) personalmente ravviso e` che il discorso “download illegali” diventa un ulteriore, l’ennesimo, tassello nel mosaico della censura che si sta costruendo attorno ad internet strumento troppo libero e liberale, che spaventa un po’ tutti, in tutto il mondo.
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