Sono tre giorni che nei TG si parla della donna uccisa a Roma da un rumeno, si continuano a vedere le immagini delle ruspe che buttano giu` le baracche. Una cosa che sa tanto di rappresaglia. Non importa chi sia colpevole e chi no. E` tanto piu` facile marcare come colpevole tutti, in blocco.
La cosa piu` strana e` che continuiamo a dimenticare che fino a ieri eravamo “noi” a partire con le valigie di cartone e senza una lira in tasca.
E` facile condannare chi viene da oltre la “frontiera”, quasi quanto e` facile per una ruspa passare su una di quelle baracche.
Lo era per chi giudicava i nostri migranti in Germania, in Svizzera o negli Stati Uniti. Lo e` per chi oggi giudica questi migranti.
Ci siamo dimenticati dei cartelli “qua gli italiani non possono entrare”? Sembrerebbe di si, a giudicare dai bei proclami dei vari politici di turno.
Ora che non siamo piu` noi ad emigrare (non piu` con la valigia di cartone in mano almeno), e` facile tirar fuori quei cartelli e rivolgerli contro il rumeno, il cinese, il diverso di turno.
Ma oltre a condannare, provare a chiederci se almeno un po’, tutto questo, non e` anche colpa nostra?
E ancora, cosa sarebbe successo se un italiano per bene, un padre di famiglia, col suo lavoro onesto e responsabile, avesse violentato una ragazza in una di quelle baraccopoli? Beh. cari benpensanti, e` quello che piu` o meno ogni notte avviene sui viali di praticamente tutte le nostre citta`. Ma quello no, quello non ci indigna.
Gianluigi, forse e` vero, domani ce ne saremo gia` dimenticati di questo omicidio. Pronti a prendercela con il prossimo “immigrato clandestino”…
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