Ho scovato una interessante intervista pubblicata da Rolling Stone, in occasione del suo 40mo anniversario. Gibson e` sicuramente uno dei miei autori preferiti e questa intervista non fa che confermare questa mia preferenza.
“One of the things our grandchildren will find quaintest about us is that we distinguish the digital from the real, the virtual from the real.”
“Una delle cose che i nostri nipoti troveranno piu` pittoresche, sara` che noi distinguiamo il digitale dal reale, il virtuale dal reale.”
Personalmente, come spesso metto in evidenza, e` da un pezzo che non faccio piu` questa distinzione. Il fraintendimento a mio modestissimo parere, nasce dall’errato valore che si da’ al termine “virtuale”. Pensando a qualcosa di virtuale, quasi tutti sono portati a pensare a qualcosa che non esiste, non c’e`, se non nella fantasia di qualcuno. La realta` virtuale, dunque, e` qualcosa di irreale. Il cyberspazio inventato da gibson, non e` “inesistente”, tutt’altro. Certo, ancora siamo lontani (ma non troppo, credo) dalle visioni di Neuromante o alla Matrix. Ma il cyberspazio e` un mondo reale, in cui ogni giorno passo per spasso e per dovere gran parte del mio tempo.
Di certo, comunque, la differenza che noi oggi percepiamo sara` sempre meno marcata. Quella linea di confine, forse l’unica cosa realmente virtuale, e` destinata a diventare impercepibile. A sparire del tutto. Bene? Male? Non saprei. Posso solo dire che la cosa non mi dispiace troppo, semmai il contrario. Ma chi mi conosce sa quanto io sia vittima di un sano tecnofeticismo.
“When I wrote Neuromancer in 1984, cyberspace already existed for some people, but they didn’t spend all their time there. So cyberspace was there, and we were here.”
“Quando ho scritto Neuromancer nel 1984, il cyberspazio esisteva gia’ per qualcuno, ma non vi passavano tutto il proprio tempo. Quindi il cyberspazio era la`, e noi eravamo qua”
Il cyberspazio, dunque, sta diventando un luogo sempre piu` reale, o forse sarebbe meglio parlare di “percepito”. Ci si sta, pian piano, abituando all’idea di passare il proprio tempo, la propria giornata lavorativa anche, in un non-luogo. Quello che prima era “la`” e` parzialmente e progressivamente dinventato anche “qua”, con una connettivita` sempre piu` diffusa e distribuita (almeno a livello generale). Il “la`”, di contro, e` diventato un momento lontano da quella connettivita`. Un interessante cambio di prospettiva. C’e` da aspettarsi che tra non molto il “la`” sia solo ed esclusivamente cio` che` esterno allo spazio digitale.
“In a world of superubiquitous computing, you’re not gonna know when you’re on or when you’re off. You’re always going to be on, in some sort of blended-reality state.”
“In un mondo di computer superonnipresenti, non saprai quando sei connesso e quando non lo sei. Tenderai ad essere sempre connesso, in uno stato di blended-reality”
Ammetto la difficolta` che ho incontrato nel tradurre il termine “blended-reality”. Letterlamnete sarebbe “una realta` miscelata”, ma la trovo una traduzione troppo riduttiva. Trovandosi dinanzi ad una “nuova” realta`, fatta di elementi provenienti da due mondi parallei, destinati ad incontrarsi e a fondersi, mischiarsi, contaminarsi in un continuo divenire altro.
Ma ovviamente non tutto potrebbe essere rose e fiori, in un mondo fatto di sistemi interconnessi, in cui l’informazione transita in continuazione e senza soluzione di continuita`. Cosa ne sara` della privacy?
“People worry about the loss of individual privacy, but that comes with a new kind of unavoidable transparency. The whole thing is porous [...] We just haven’t really figured out quite how porous it is.”
“Le persone si preoccupano della perdita della propria privacy, portata da questa inevitabile trasparenza. Si tratta di qualcosa di permeabile [...] Non abbiamo ancora realmente capito quanto tutto cio’ possa essere permeabile.”
Insomma, parrebbe che in fin dei conti dovremo abituarci a fare i conti con un nuovo modo di vivere la nostra intimita`? Forse, ma in uno scenario di questo tipo diventa ancora piu` importante che si capisca l’importanza di proteggersi, di proteggere le proprie informazioni, il proprio “essere”. Un lato positivo? Per i politici sara` altrettanto difficile nascondersi (soprattutto vista la loro familiarita` con le nuove tecnologie ;) ).
Link utilii
- L’intervista pubblicata su Rolling Stone
- Il sito ufficiale di William Gibson
- William Gibson su Wikipedia
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